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Il Nuovo Sostegno alle Imprese

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      CONTRATTI ESTERO

                     QUALE LEGGE APPLICARE AL CONTRATTO

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Il primo nodo da sciogliere, quando ci si accinge a stipulare un contratto internazionale, è quello relativo alla scelta della legge applicabile.
Vediamo perché.

Quando due soggetti appartenenti Stati diversi pongono in essere un rapporto giuridico occorre poter determinare da quale legge esso debba essere regolato: se dalla legge dello stato a cui appartiene uno dei contraenti oppure dalla legge di un paese terzo.

Tutti gli Stati hanno le loro norme di diritto internazionale privato che mirano a regolare i rapporti giuridici dei soggetti di diritto privato e che dettano i criteri per individuare quale legge debba essere applicata ad un determinato rapporto internazionale.

Per quanto riguarda il nostro Paese il 1° settembre 1995 è entrata in vigore la Legge 31maggio 1995 n. 218 contenente il nuovo sistema di diritto internazionale privato.
Trattasi di provvedimento di notevole importanza non solo per il contenuto di carattere innovativo, ma anche sotto il profilo di ordine sistematico.
Difatti è stata inserita in un unico corpo legislativo tutta la disciplina relativa al diritto internazionale privato ed a quello processuale, che prima trovava collocazione in diversi settori del nostro ordinamento giuridico.
Per quanto concerne in particolare i contratti internazionali la relativa problematica è incentrata, come già detto, sui seguenti principali aspetti:
- legge applicabile al contratto;
- foro competente a dirimere le eventuali controversie derivanti dal contratto stesso;
- regime giuridico relativo al riconoscimento delle sentenze.

La nuova legge di riforma non solo ha affrontato, apportandovi notevoli innovazioni, queste tradizionali problematiche della contrattualistica internazionale, ma ha esteso e completato la vecchia disciplina apportando nuove disposizioni su particolari aspetti di rilevante interesse che prima della riforma non erano stati espressamente regolati.

Vediamo ora, in primo luogo, come la legge di riforma abbia innovato le disposizioni in tema di legge applicabile alle obbligazioni contrattuali, facendo un sintetico raffronto tra la vecchia e la nuova disciplina.
Prima della legge di riforma la materia era regolata dall’art. 25 delle disposizioni preliminari del codice civile secondo il quale, come noto, il contratto internazionale era regolato, in mancanza di espressa scelta delle parti, dalle legge del luogo in cui il contratto stesso era stato concluso o dalla legge nazionale dei contraenti se la stessa era comune.

L’art. 57 della legge di riforma dispone invece che le obbligazioni contrattuali sono in ogni caso regolate dalla Convenzione di Roma del 19 giugno 1980 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali, resa esecutiva con Legge 18 dicembre 1994 n. 975, senza pregiudizio delle altre convenzioni internazionali, in quanto applicabili.
In relazione alla legge applicabile al contratto la convenzione sancisce la libertà di scelta ad opera delle parti.

La scelta deve essere espressa o risultare in modo ragionevolmente certo dalle disposizioni del contratto o dalle circostanze. Le parti possono designare la legge applicabile a tutto il contratto o solo ad una parte di esso e sottoporlo in qualsiasi momento ad una legge diversa da quella che lo regolava precedentemente. E’ anche possibile, in difetto di scelta della legge applicabile al momento della conclusione del contratto, determinarla successivamente.

La convenzione stabilisce tuttavia che qualsiasi modifica relativa alla determinazione della legge applicabile intervenuta posteriormente alla conclusione del contratto non incide sui diritti dei terzi e non può rimettere in discussione la validità formale del contratto stesso.

E’ però da tener presente che la facoltà di scelta delle parti non è illimitata; statuisce in proposito la convenzione che la scelta di una legge straniera ad opera delle parti, accompagnata o no dalla scelta in un tribunale straniero, qualora nel momento della scelta tutti gli altri dati di fatto si riferiscano ad un unico paese, non può recare pregiudizio alle norme alle quali la legge di tale paese non consente di derogare per contratto (norme imperative).

In mancanza di scelta sulla legge applicabile al contratto, questo è regolato dalla legge del paese con il quale presenta il collegamento più stretto; tuttavia qualora una parte del contratto sia separabile dal resto e presenti un collegamento più stretto con un altro paese, a tale parte del contratto potrà applicarsi, in via eccezionale, la legge di quest’altro paese.
Per l’individuazione del paese con il quale il contratto presenta il collegamento più stretto la convenzione ha presunto che essa corrisponda al paese in cui la parte che deve fornire la prestazione caratteristica ha, al momento della conclusione del contratto, la propria residenza abituale, o se si tratta di una società, associazione, persona giuridica, la propria amministrazione centrale.
Qualora la prestazione caratteristica sia l’attività economica o professionale di detta parte, il paese da considerare è quello in cui è situata la sede principale dell’attività o quello della sede diversa da quella principale se è qui che la prestazione deve essere fornita.

Per quanto concerne l’individuazione della prestazione caratteristica, nei contratti che prevedono lo scambio di una cosa contro denaro, come avviene principalmente nell’economia moderna, sarà la prestazione per la quale il denaro è dovuto da considerare come prestazione caratteristica. Se peraltro non sono individuabili la prestazione caratteristica, la residenza abituale o la sede principale, allora in questi casi ritorna applicabile il criterio del collegamento più stretto.

A tale criterio deve pure farsi riferimento quando dal complesso delle circostanze risulti che il legame più stretto è con una paese diverso da quello individuato con il criterio presuntivo della prestazione caratteristica. In tale ipotesi sarà applicabile al contratto la legge del paese con il quale presenta il collegamento più stretto, e ciò anche se sono individuabili prestazione caratteristica, residenza abituale o sede principale.
In sostanza quindi la convenzione ha accolto il principio del collegamento più stretto come criterio principale, subordinando invece il criterio della prestazione caratteristica a funzione integrativa per determinare presuntivamente quale sia il collegamento più stretto.

E’ però da avvertire che il 17 giugno 2008 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato un nuovo regolamento applicabile alle obbligazioni contrattuali (regolamento CE n. 593/2008 Roma I pubblicato in Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 176 del 4 luglio 2008) che sostituirà la Convenzione di Roma del 1980 sulla stessa materia.
Esso si applicherà ai contratti conclusi dopo il 17 dicembre 2009 in circostanze implicanti un conflitto di leggi (ovvero qualora vi siano elementi di internazionalità: parti stabilite in Stati diversi, obbligazioni contrattuali da eseguire in un altro paese, etc.).

Il regolamento Roma I sarà direttamente vincolante per tutti gli Stati membri della Comunità , compreso il Regno Unito (che vi ha aderito successivamente), con l'unica eccezione della Danimarca, alla quale si continuerà ad applicare la Convenzione di Roma del 1980 sulle obbligazioni contrattuali. Qualora le parti non vogliano o non possano scegliere la legge applicabile al contratto poichè, ad esempio, le medesime non hanno trovato un accordo su quale legge indicare, opereranno automaticamente i criteri previsti dall’ art. 4 del regolamento Roma I, che sono volti ad individuare la legge regolatrice del contratto in assenza di scelta.
In tal caso, il regolamento Roma I individua espressamente specifiche tipologie contrattuali e stabilisce direttamente quale sarà la legge regolatrice del contratto. Ne discende che il contratto sarà diversamente regolato a seconda della specifica tipologia contrattuale tra quelle indicate dal regolamento Roma I all’ art. 4, comma 1, da lett. a) a lett. h) paese nel quale la parte che deve fornire la prestazione caratteristica del contratto ha la residenza abituale

Quali sono le considerazioni di ordine pratico che un operatore con l’estero dovrà trarre dall’esame di tutto questo complicato meccanismo giuridico? La principale avvertenza è che quando pone in essere un contratto con una controparte estera dovrà avere l’accortezza di indicare espressamente, mediante una apposita clausola contrattuale, a quale legge il contratto stesso è assoggettato. Nel caso che insorga una vertenza con la controparte potrà così prevenire tanti imprevisti che gli potranno costare tempo e denaro.