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Il Nuovo Sostegno alle Imprese

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      CONTRATTI ESTERO

                     CONTRATTI CON LE CONTROPARTI ESTERE

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Un imprenditore sa bene che quando opera con l’estero i rischi possono essere maggiori rispetto a quando si intraprendono affari all’interno e deve quindi evitare il più possibile di incorrere in «infortuni» commerciali che, talvolta, possono mettere in seria difficoltà, se non addirittura travolgere, la propria azienda.

Un contratto internazionale, sia pure tecnicamente perfetto, non costituisce di per se stesso una garanzia invulnerabile per il buon fine della transazione commerciale.

Potrà comunque venire riconosciuto che un contratto internazionale correttamente impostato possa prevenire o quanto meno ridurre l’insorgere di eventuali controversie, mentre un'equivoca o non chiara formulazione delle clausole contrattuali potrebbe invece favorire, anche pretestuosamente, contestazioni o inadempienze che fanno perdere alle aziende molto tempo e spesso anche molto denaro.

Possiamo a tal proposito fare l’esempio del licenziatario che, avendo ricevuto dal licenziante la documentazione ed il know- how pattuiti in contratto, tenti poi di sottrarsi al pagamento delle royalties.

Altro può essere il caso in cui in un contratto di agenzia, pur essendosi pattuito che in caso di cessazione dello stesso non sarebbe spettata alcuna indennità di fine rapporto, l’azienda preponente si senta poi richiedere dall’agente il pagamento di una forte somma, proprio a tale titolo.

Un’altra eventualità abbastanza comune è quella in cui il compratore estero, pur avendo ordinato un certo prodotto, non abbia più interesse a ritirarlo e accampi una serie di eccezioni o contestazioni.

In questi casi, se le clausole contrattuali sono state stilate in modo tale da rendere assai ristretto lo spazio per imbastire manovre pretestuose e se è stato pattuito in modo chiaro secondo quali modalità devono essere risolte le eventuali vertenze (ad esempio con il ricorso all’arbitrato ), è assai probabile che la semplice minaccia di una azione legale possa indurre la controparte estera a non persistere nel suo tentativo di sottrarsi ai propri obblighi e possa comunque essere trovata una giusta soluzione.

E’ al riguardo preliminarmente da avvertire che una qualsiasi transazione con la controparte estera dovrebbe sempre trovare una regolamentazione scritta mediante la predisposizione di apposito contratto.

E’ pur vero che, sotto il profilo strettamente giuridico, in talune situazioni un contratto può validamente formarsi anche mediante un semplice accordo verbale.

E’ tuttavia da tener presente che l’esistenza di un accordo scritto assume fondamentale importanza nell’eventualità che fra le parti insorga una controversia, in quanto tale documento costituisce il principale elemento in base al quale verrà emessa la decisione finale.

Difatti potrà presentare una certa difficoltà per la parte interessata provare per testi o comunque documentare eventuali accordi avvenuti per telefono o in occasione di incontri, oppure intese modificative o integrative del contratto stesso che non trovino riscontro in un patto scritto.

Peraltro la prova per testi di un contratto soffre, in linea generale nell’ordinamento italiano delle ben note limitazioni ed è in pratica rimessa alla discrezionale valutazione del giudice.

In ogni caso, a prescindere dal contenuto negoziale del contratto, che ovviamente dovrà essere attentamente vagliato per conseguire le condizioni più favorevoli per la nostra azienda, le scelte di base che l’operatore deve effettuare sono le seguenti:

- quale legge applicare al contratto;

- a quale giudice affidare la decisione su eventuali controversie che dovessero insorgere tra le parti, anche in relazione all’eventuale necessità del riconoscimento della sentenza nel Paese della contraparte.

- quando ricorrere all’arbitrato internazionale.